Crocevia marittimo: gli archeologi scoprono secoli di storia nella baia di Gibilterra

9

Una massiccia impresa archeologica ha rivelato che le acque tra Algeciras e la Rocca di Gibilterra fungono da vasto museo sommerso. Attraverso uno studio pluriennale noto come Progetto Herakles, i ricercatori hanno identificato un’incredibile concentrazione di storia marittima, documentando una linea temporale dell’attività umana che si estende dal V secolo a.C. alla metà del XX secolo.

Un collo di bottiglia della storia

La Baia di Gibilterra si trova alla foce dello Stretto di Gibilterra, un fondamentale “collo di bottiglia” marittimo che collega l’Oceano Atlantico al Mar Mediterraneo. Poiché questo passaggio è stato essenziale per il commercio, l’esplorazione e la guerra per millenni, è diventato un cimitero per le navi di quasi tutte le principali nazionalità.

Guidato dall’Università di Cadice, il progetto ha identificato 151 siti archeologici, inclusi 134 relitti. Questi relitti rappresentano una vasta gamma di culture ed epoche, tra cui:
Era Antica: Navi puniche (V secolo a.C.) e 23 navi romane.
Periodo medievale: Quattro navi che possono offrire rari spunti sul dominio marittimo islamico nel sud della Spagna.
Prima era moderna: 24 navi dell’epoca delle esplorazioni e dell’espansione coloniale.
Era moderna: navi da guerra del XVIII secolo e persino un aereo degli anni ’30, identificabile dal motore e dall’elica.

L’enorme varietà di relitti, che vanno da quelli olandesi e veneziani a quelli spagnoli e britannici, evidenzia il ruolo della baia come crocevia globale dove diversi imperi si intersecavano costantemente.

Tattiche nascoste e momenti umani

Tra i reperti più significativi c’è il relitto del Puente Mayorga IV, una piccola cannoniera spagnola della fine del XVIII secolo. Queste navi erano progettate per la guerra navale di guerriglia ; erano spesso travestiti da umili pescherecci per lanciare attacchi a sorpresa contro navi britanniche molto più grandi di linea. Nonostante la loro reputazione storica, fino ad oggi queste imbarcazioni specializzate sono rimaste in gran parte prive di documentazione da parte degli archeologi.

Lo scavo ha anche fornito uno sguardo raro e umanizzante sulla vita in mare. Durante lo studio del Puente Mayorga IV, i ricercatori hanno scoperto una scatola di legno a forma di libro. Sebbene le teorie iniziali suggerissero che potesse trattarsi di un recipiente per lo spionaggio o per mappe segrete, la scatola in realtà non conteneva altro che un paio di pettini di legno. Questa scoperta serve a ricordare che anche nel mezzo del conflitto navale, la routine quotidiana dei marinai rimaneva straordinariamente umana.

Una corsa contro il tempo e l’ambiente

Nonostante la ricchezza storica della baia, questi siti sono immediatamente minacciati. I ricercatori chiedono al governo spagnolo e alle autorità regionali di attuare protezioni più rigorose contro diversi rischi crescenti:

  1. Sviluppo industriale: La continua espansione dei porti, il dragaggio e la costruzione di banchine minacciano di disturbare o distruggere i siti non scavati.
  2. Cambiamenti climatici: L’innalzamento del livello del mare sta spostando gli strati di sedimenti, che possono seppellire i siti o esporli all’erosione.
  3. Minacce biologiche: specie di alghe invasive ricoprono in modo aggressivo rocce e relitti, complicando gli sforzi di conservazione.

Portare il mare profondo in superficie

Per combattere la mancanza di consapevolezza pubblica, il gruppo di ricerca sta utilizzando la tecnologia per colmare il divario tra il fondale marino e la riva. Creando video a 360 gradi e modelli di realtà virtuale, consentono ai non subacquei di sperimentare le “immersioni nelle zone aride” tramite occhiali VR nei musei e nei municipi locali.

Sebbene la realtà di un naufragio sia spesso meno “affascinante” delle fantasie piene di tesori che si trovano nei romanzi d’avventura, il team sostiene che il vero valore risiede nei dati storici. Questi siti forniscono un microcosmo unico e concentrato che consente agli storici di tracciare l’evoluzione della tecnologia marittima e degli scambi culturali attraverso la penisola iberica e il Nord Africa.

La Baia di Gibilterra offre un’impareggiabile opportunità di analizzare migliaia di anni di storia marittima all’interno di un’unica area geografica compatta.

Conclusione
La scoperta di oltre 130 relitti sottolinea il ruolo della Baia di Gibilterra come arteria vitale della storia globale. Tuttavia, senza urgenti sforzi di conservazione, questo archivio sottomarino di conflitti umani e commercio rimane altamente vulnerabile alle moderne pressioni industriali e ambientali.