La navicella spaziale Juno della NASA ha rilevato schemi aurorali sorprendentemente familiari su Ganimede, la luna più grande di Giove. I risultati, pubblicati dai ricercatori dell’Università di Liegi, rivelano che le luci polari di Ganimede mostrano strutture notevolmente simili a quelle viste nelle luci settentrionali e meridionali della Terra. Ciò suggerisce che la fisica fondamentale che guida l’attività aurorale potrebbe essere universale in diversi ambienti planetari.
Il campo magnetico unico di Ganimede
Ciò che distingue Ganimede è che è l’unica luna del nostro sistema solare conosciuta a possedere un proprio campo magnetico intrinseco. La maggior parte delle aurore si formano quando le particelle cariche provenienti dal sole si scontrano con la magnetosfera di un pianeta, l’area attorno al pianeta controllata dal suo campo magnetico. Tuttavia, le aurore di Ganimede sono generate attraverso le interazioni con l’immensa magnetosfera di Giove, non direttamente dal vento solare.
Questa differenza di origine rende la somiglianza nella struttura aurorale ancora più intrigante. Lo spettrografo ultravioletto della navicella spaziale Juno ha catturato i dettagli di queste aurore durante un breve sorvolo nel luglio 2021. I dati ad alta risoluzione hanno rivelato “perle” – piccole macchie luminose all’interno delle aurore – che sono comuni anche nelle manifestazioni aurorali della Terra e di Giove. Queste sfere sono collegate a cambiamenti significativi nella magnetosfera, rilasciando grandi quantità di energia.
Perché è importante
La scoperta non riguarda solo uno spettacolo di luci su una luna lontana. Evidenzia come i processi fondamentali nella fisica del plasma spaziale operano in modo simile tra diversi corpi celesti. Fino a Giunone, le osservazioni erano limitate dalla risoluzione e le strutture non potevano essere viste chiaramente. I dettagli su piccola scala rivelati dalla sonda spaziale (con un diametro di soli pochi chilometri) dimostrano una connessione più profonda tra le magnetosfere planetarie.
La natura fugace dell’incontro fa sì che gli scienziati non sappiano con quale frequenza compaiono queste strutture simili a perle. Le missioni future, come JUICE (Jupiter Icy Moons Explorer) dell’Agenzia spaziale europea, prevista per il 2031, saranno cruciali per uno studio approfondito.
La sorprendente somiglianza tra le aurore su Ganimede e sulla Terra suggerisce che i meccanismi sottostanti che governano questi fenomeni non sono esclusivi del nostro pianeta. Questa scoperta amplia la nostra comprensione di come le magnetosfere interagiscono con le particelle cariche nel sistema solare.





























