L’esame del sangue prevede il rischio di demenza nelle donne anni prima dei sintomi

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Un nuovo studio rivela che un semplice esame del sangue può identificare le donne ad alto rischio di sviluppare demenza fino a 25 anni prima della comparsa dei sintomi. Questa svolta offre una finestra cruciale per misure preventive, supporto precoce e ricerca più approfondita sulla progressione della malattia.

Identificazione dei biomarcatori precoci

I ricercatori hanno analizzato campioni di sangue di 2.766 donne cognitivamente sane di età compresa tra 65 e 79 anni, monitorando la loro funzione cognitiva nel corso di decenni. L’attenzione si è concentrata su un frammento proteico chiamato tau 217 fosforilato nel plasma (p-tau217). Livelli elevati di questa proteina sono correlati ai grovigli di proteina tau presenti nel cervello dei pazienti con Alzheimer e demenza.

Perché è importante: La diagnosi precoce è fondamentale perché i trattamenti attuali sono più efficaci se avviati prima che si verifichi un danno cerebrale significativo. L’identificazione degli individui ad alto rischio consente un intervento tempestivo, compresi cambiamenti dello stile di vita, terapie sperimentali e un monitoraggio più attento.

Risultati principali e accessibilità

Lo studio conferma un forte legame tra livelli più elevati di p-tau217 e il futuro sviluppo di deterioramento cognitivo lieve (MCI) e demenza. Sebbene il test non sia infallibile, offre un’alternativa significativamente meno invasiva e più accessibile alle scansioni cerebrali o ai test del liquido spinale.

“I biomarcatori del sangue… sono molto meno invasivi e potenzialmente più accessibili rispetto all’imaging cerebrale o ai test sul fluido spinale”, osserva la neuroscienziata Linda McEvoy.

Il periodo di follow-up insolitamente lungo di 25 anni fornisce dati affidabili, consolidando ulteriormente p-tau217 come biomarcatore affidabile.

Terapia ormonale e differenze razziali

Lo studio ha anche esplorato il modo in cui la terapia ormonale e la razza influenzano l’accuratezza dei biomarcatori. Livelli elevati di p-tau217 erano predittivi di demenza nelle donne che avevano assunto sia estrogeni che progestinici ma non solo estrogeni. Per MCI, l’uso di ormoni non ha mostrato alcun collegamento chiaro.

In particolare, l’associazione tra p-tau217 elevato e demenza era vera sia per le donne bianche che per quelle nere. Tuttavia, non è stata trovata alcuna correlazione tra livelli elevati di p-tau217 e MCI nelle donne di colore, suggerendo una possibile diagnosi errata o diversi fattori che contribuiscono.

Implicazioni future

Sebbene non sia ancora pronta per uno screening diffuso, la ricerca rafforza la tesi a favore del test p-tau217 su sangue come strumento proattivo per identificare gli individui a rischio. Sono necessari ulteriori studi per perfezionare il test e capire perché alcuni con livelli elevati di p-tau217 non sviluppano demenza.

“Il nostro studio suggerisce che potremmo essere in grado di identificare le donne ad elevato rischio di demenza decenni prima che emergano i sintomi”, afferma l’epidemiologo Aladdin Shadyab, aprendo la porta a una prevenzione precoce e a un monitoraggio più mirato.

Questa ricerca rappresenta un passo fondamentale verso la comprensione e il potenziale arresto della progressione dell’Alzheimer e della demenza, offrendo speranza per un intervento precoce e migliori risultati per i pazienti.